Giacomo Cuticchio, nato a Palermo nel 1982, figlio di Mimmo Cuticchio, è un artista puparo, compositore e pianista, erede di una delle più solide e vitali tradizioni teatrali siciliane.
Intreccia la propria anima di oprante e di compositore come due fili inseparabili della stessa trama, dando vita a una nuova idea di messa in scena nel teatro di figura e nella musica. La sua visione è segnata da accenti epici che non possono essere separati dall'esercizio teatrale, né ricondotti alla sola individualità dell'artista: è un respiro più ampio, un gesto che appartiene a una tradizione e, al tempo stesso, la trascende.
Il suo essere artista si configura come una duplice e delicata operazione: da un lato il pieno e indiscusso riconoscimento di un patrimonio culturale antico, custodito con la maestria di chi ne conosce ogni fibra; dallaltro un movimento di rinnovamento e distacco, volto a conquistare uno spazio autonomo, un territorio poetico in cui traghettare l'Opera dei Pupi nella contemporaneità
senza spezzarne l'incanto.
È un atto d'amore verso il Teatro dei Pupi: una memoria viva che diventa strumento della pratica artistica, habitat necessario all'esercizio stesso dell'Opra e al suo dialogo con il pubblico. Lo spettacolo si rivela così come una confluenza armonica di linguaggi ed elementi diversi, offerti allo spettatore con pari dignità, come voci che si riconoscono e si sostengono.
Le sue messe in scena trovano ulteriore forza nell'accompagnamento musicale dal vivo dei professori d'orchestra del Giacomo Cuticchio Ensemble, che eseguono musiche composte appositamente per ogni evento: una colonna sonora che non si limita ad accompagnare, ma respira insieme al teatro, lo amplifica, lo custodisce e lo conduce oltre.
Giacomo debutta a soli sette anni accanto al padre Mimmo nello spettacolo “L'infanzia di Orlando”, messo in scena per il grande palcoscenico con pupi e attori. Il lavoro vinse il premio “Stregagatto” dell'Ente Teatrale Italiano come miglior esempio di trasmissione di un mestiere da padre a figlio attraverso il gioco. Quel gioco, con la naturalezza delle cose inevitabili, si è fatto destino: una ragione di vita che ha affinato il gesto, temprato l'ascolto e reso consapevole e audace un mestiere oggi portato avanti con dedizione e precisione, senza mai perdere la scintilla originaria dell'infanzia.
Cresce accanto al padre e agli zii, ognuno custode di un'arte diversa, ognuno pronto a trasmettergli un frammento della propria maestria. Si forma così, poco a poco, un artista completo, nutrito da mani sapienti e da un'eredità palpitante. Il suo estro diventa fiume: scorre, si espande, trova voce nei copioni che inizia a scrivere e nelle drammaturgie che inventa come nuovi mondi da abitare.
L'incontro con il compositore Giovanni Sollima apre per lui un orizzonte sonoro inedito. Gli anni al Conservatorio di Palermo, intrecciati a una ricerca instancabile di un timbro personale, contribuiscono a definire uno stile riconoscibile: un canto epico attraversato da un vento mediterraneo, figlio di una cultura antica che continua a trovare corpo e voce.
Da sempre parte dell'Associazione Figli d'Arte Cuticchio, ha firmato opere oggi entrate nel repertorio della compagnia. In “Medusa”, intreccio tra teatro dei pupi, solisti, coro e orchestra, ha composto le musiche; in “Cimbelino”, tragicommedia shakespeariana in cui l'universo del Bardo si reincarna nei pupi, è autore sia della drammaturgia sia delle musiche, eseguite da un ensemble di archi e fiati da lui diretto. Il suo talento, unito al senso più autentico dell'essere figlio d'arte, lo conduce a restituire sulla scena l'essenza di una tradizione fatta di legno, mito e musica.
In “Concerto Mediterraneo”, eseguita recentemente alla Cappella Paolina del Quirinale, raccoglie emozioni e tensioni del presente trasformandole in musica e parola: un flusso di memoria e visione contemporanea che rende omaggio ai migranti che ancora oggi perdono la vita nel Mar Mediterraneo.
Nel Teatro dei Pupi di Palermo, oggi riconosciuto come patrimonio orale e immateriale dell'umanità, opera come oprante di prima quinta: accoglie gli studenti nei matinée, dirige gli spettacoli e dà voce a tutti i personaggi.
Di Giacomo Cuticchio si può dire, senza esitazione, che è un autentico figlio d'arte, capace di onorare la grandezza del padre e, al tempo stesso, di camminare al suo fianco con una voce propria.